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Ricerca storica sull’Endas Emilia Romagna

L'opinione di Luciano Biasini 

L’Endas Emilia-Romagna si è assunta l’impegno di scrivere la “sua storia” di organizzazione associativa, dalle origini ai giorni nostri, ricollegandosi anche a movimenti storici dai quali ha tratto ispirazioni e ideali, e la pubblicazione dal titolo L’Associazionismo Endas in Emilia Romagna dalle Origine ai giorni nostri verrà ufficialmente presentata l’autunno prossimo.

Un compito impegnativo se si considera la portata delle tre ricorrenze “importanti”, che non possono essere trascurate, anche fuori dall’ambito della nostra organizzazione: il 45° (1971) della strutturazione regionale del’Endas, il 70° (1946) della ricostituzione post bellica e del contestuale riconoscimento ministeriale dell’Ente, il 170° (1846) dalla nascita dei primi “circoli popolari”, sorti per il perseguimento di ideali democratici e per soddisfare esigenze di socialità. E’ una storia dedotta dall’attento esame dei documenti associativi che ne rispecchiano la matrice ideale e lo sforzo di definirsi e di proporsi come libera ed autonoma realtà associativa impegnata a promuovere l’elevazione morale e materiale” dei cittadini. Per poter assicurare al lavoro la dovuta obiettività, esenti da debolezze di parte è stato scelto di affidare anche a persone esterne all’associazione il compito di trarre dai documenti e dalle pubblicazione in archivio, gli elementi che possono testimoniare le vicende organizzative e la maturazione delle idee attraverso le quali ha sviluppato ed affermato la sua presenza nel paese.

Dall’originario e prevalente interesse per i fatti economici e sindacali, che ha caratterizzato i primi momenti dell’iniziativa dell’associazionismo è gradualmente emersa la tendenza ad occuparsi dei problemi della cultura, della socialità del welfare in senso moderno che oggi costituiscono l’impegno più significativo dell’Associazione.

I cambiamenti sociali e istituzionali hanno influito, con il passar del tempo, sulla natura dell’associazionismo. Influisce naturalmente l’assestamento legislativo del paese. Lo Stato, per esempio, non ha più oggi la visione che ha caratterizzato le riforme sociali degli anni sessanta e settanta, che non è più così sicuro del suo ruolo nel Welfare, ha dovuto ammettere l’esistenza del “cittadino attivo”: un cittadino che si assume nuove e vecchie libertà e responsabilità.

In questi ultimi anni, a fronte della crisi incombente dei partiti, l’associazionismo ha dovuto impegnarsi autonomamente per far fronte ad un quadro sociale in mutamento continuo. Sono gli anni della grande trasformazione culturale, nelle forme e nelle pratiche, dell’associazionismo, impegnato a coniugare la propria memoria storica con una più complessa dimensione sociale.

Senza false modestie, come sottolineato in altra occasione ci sembra giusto che in questa storia sia evidenziata la posizione dell’Endas, “intesa a rivalutare l’importanza di quei processi educativi connessi alla formazione dei cittadini” che sono, e devono essere, in sostanza i veri artefici di ogni trasformazione.

 

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- Mercoledì 13 luglio 2016]
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